10 Motivi - Circolo Scacchistico Senigalliese

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10 Motivi per far giocare i bambini a scacchi
 

 
 
di Maria Cristina Renis
 
Bastano poche lezioni per sapersi muovere sulla scacchiera con re e regine, alfieri, cavalli, torri e pedoni: un gioco antichissimo (e con un costo economico molto basso) che appassiona un numero sempre crescente di piccoli giocatori, maschi e femmine e di ogni età. Che sviluppa le capacità logiche, aumenta la concentrazione, sviluppa la memoria e tanto altro...

 
In Spagna sono diventati materia obbligatoria a scuola, ma in Germania, Francia e Gran Bretagna lo sono già da alcuni anni. Stiamo parlando degli scacchi, un gioco antichissimo, pare di origine persiana, che sviluppa l'intelligenza, allena la mente e migliora il rendimento scolastico: che, secondo studi realizzati in Germania, aumenta in media fino al 17 per cento. Non solo. Gli scacchi contribuiscono a prevenire l'invecchiamento cerebrale e quindi a frenare lo sviluppo di malattie come l'Alzheimer. In più, avrebbe anche un impiego proficuo nel trattamento di bambini iperattivi, con autismo, sindrome di Asperger, superdotati, con sindrome di Down e anche nella riabilitazione dei tossicodipendenti. Insomma, un gioco toccasana per la mente.
 

E in Italia? Per saperne di più ne abbiamo parlato con Renzo Rizzardi, Istruttore di scacchi ed Educatore del Collegio “Setti Carraro” di Milano, dove da più di un decennio sono attivi corsi del “nobile gioco” come materia integrativa o extracurricolare a partire dalla seconda elementare e fino alla terza media
 

In Italia nel 2008 c'è stato un protocollo tra il Ministero dell'Istruzione e la Federazione Scacchistica per introdurre gli scacchi come materia scolastica, appoggiato da una risoluzione del 2013 che impegna il nostro governo a promuovere gli scacchi a scuola e a destinare risorse a favore degli istituti che aderiscono a tale programma. Ma attualmente siamo ancora in fase di attività facoltativa e collaterale allo studio. Ciononostante gli scacchi sono uno sport (si tratta infatti di una vera e propria disciplina sportiva riconosciuta dal Coni) molto utile nel percorso pedagogico, che aiuta il bambino di età scolare a raggiungere una serie di fondamentali obiettivi nello sviluppo della mente, della personalità e del comportamento sociale.
 
 
I benefici in termini pedagogici che derivano dalla pratica degli scacchi sono lo sviluppo di:
 

1. Capacità logiche
 

Gli scacchi sono un gioco problem solving: si utilizzano infatti le proprie conoscenze per trovare e giustificare soluzioni a problemi reali. Una partita a scacchi può essere assimilata alla programmazione razionale di un progetto logico di cui bisogna mantenere il controllo nel corso del suo sviluppo con la necessità di verificarlo e modificarlo correttamente in dipendenza dell’analogo progetto logico dell’avversario.
 

2. Concentrazione
 

Le capacità di concentrazione anche prolungata, di pensare ogni decisione (nel gioco, la mossa è irrevocabile), di valutare combinatamente i differenti parametri che determinano la posizione sulla scacchiera in ogni momento della partita cioè: il tempo, lo spazio, il materiale.
 
 
3. Accettazione delle regole
 

Il confronto avviene in condizioni di assoluta parità iniziale, esige per regolamento la massima
correttezza, educa alla lealtà nell’agonismo. All’inizio e al termine della partita i giocatori si scambiano la mano come antico gesto cavalleresco.
 

4. Autostima
 

La capacità di ricercare con calma, con determinazione, con fiducia nelle proprie risorse intellettive la soluzione delle difficoltà, filtrando rigorosamente diverse ipotesi razionali per scegliere la più valida, rifiutando risposte affrettate e superficiali: negli scacchi può giovare la fantasia disciplinata, ma non l'improvvisazione. (Leggi anche: autostima in 7 regole)
 

5. Senso di responsabilità
 

Ogni mossa è una decisione fondamentale nell’economia della partita, perciò gli scacchi sviluppano la capacità di prendere decisioni, spesso sotto pressione, e di assumersene la responsabilità.
 

6. Autocontrollo
 

Stando seduti concentrati per parecchio tempo è necessario non solo attuare un controllo sul proprio corpo (postura, mani e voce), ma anche stabilire un equilibrio emozionale imparando a gestire al meglio l'ansia.
 

7. Pazienza
 

In una partita a scacchi la pazienza è indispensabile per la riflessione e la rielaborazione di concetti, in particolare quello che le proprie azioni provocano conseguenze non recuperabili. La pazienza serve anche a migliorare la forza di volontà, perché a volte bisogna cercare la miglior soluzione per parecchio tempo in posizioni difficili o inconsuete. (Leggi anche: bambini, come insegnare il rispetto delle regole)
 

8. Memoria
 

Negli scacchi è molto utile ricordarsi il più possibile delle varie mosse e delle precedenti situazioni sulla scacchiera per non dover rigiocare da zero ogni volta. In questo modo si migliora la memoria in situazioni via via più complesse, ma si aumenta anche l'elasticità mentale e la capacità di calcolo astratto.
 

9. Coordinazione
 

Poiché ogni pezzo si muove in modo diverso sulla scacchiera, gli scacchi consentono di raggiungere anche una sicura abilità spaziale e una coordinazione oculo-motoria. Non a caso il cavallo, l'unico pezzo con un movimento non lineare e che può “saltare” gli altri pezzi, è quello più difficile da utilizzare.
 

10. Creatività
 

Il giocatore deve trovare continuamente nuove idee per difendersi o attaccare. Ma deve anche sviluppare capacità intuitive per prevedere le mosse dell'avversario.
Bambini ipercinetici o con problemi di apprendimento? Gli scacchi possono aiutare, ma dipende fortemente dal metodo di insegnamento che deve essere, in questi casi, mirato a sottolineare gli aspetti metacognitivi, cognitivi e relazionali connessi con le situazioni di gioco, lasciando sullo sfondo la didattica e la teoria scacchistica.
 
 
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